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Un insegnante come Steurer

Florian Kronbichler: Ein Lehrer, wie der Herr Steurer, ff 41 (2021) 49, 14-24

Sulla rivista settimanale ff è stata pubblicata un’importante intervista doppia realizzata da Florian Kronbichler: a confronto una testimone diretta e un ricercatore storico, un incontro tra quella che a lungo è stata la narrazione mainstream della storia del Sudtirolo e chi ha “rotto il ghiaccio” per arrivare ad una nuova cultura della memoria. Ve ne proponiamo una traduzione integrale casalinga, per gettare uno sguardo nel dibattito altrimenti confinato all’interno del gruppo linguistico tedesco.

Lei ha vissuto il XX secolo, lui l’ha studiato. Lui ha appena compiuto 75 anni, lei ne farà presto 100. Si trovano su fronti contrapposti. Una conversazione tra lo storico Leopold Steurer e la grande dame di Athesia, Martha Ebner.

Martha Ebner e Leopold Steurer: un secolo vissuto incontra il suo esploratore. È una delle ultime belle giornate d’autunno. Il fotografo Ludwig Thalheimer accompagna Leopold Steurer e me da Bolzano fino ad Aldino. Martha Flies Ebner ci aspetta a casa sua, a Grueb, che sembra un Höfl ma è uno chalet. Ho suggerito le 10, supponendo che gli anziani preferiscano il mattino. La signora Ebner ha risposto che per lei era indifferente. Ma che forse era preferibile: “Dovrete anche fare ritorno a casa”.

Ci aspetta una conversazione inedita. Come questa sia possibile, merita un antefatto. Dieci anni fa, in occasione del suo 90° compleanno, ho chiesto alla signora Ebner un’intervista-ritratto. All’epoca chiese tempo per pensarci, ne discusse con la sua famiglia e mi chiamò più tardi (ma in nessun caso troppo tardi) per dirmi di no. Me l’aspettavo. “Non la prenda sul personale” e “al centesimo allora!”.

Non ho avuto la prontezza di spirito di rispondere: io (io!) probabilmente non farò quest’esperienza. Ora sono tornato sull’argomento. L’occasione l’ha fornita il settantacinquesimo compleanno di Leopold Steurer. Ho pensato a quello che avrei potuto scrivere e mi sono ricordato del mio “credito” con la signora Ebner. L’ho ricordato anche a lei, al telefono: lei, la testimone presto centenaria, con lo storico contemporaneo, 75-enne-e-qualcosa! E la signora ha risposto: “Bene, facciamolo!”. La conversazione è durata due ore.

ff: Signora Ebner, lei ha vissuto il secolo scorso, signor Steurer, lei invece l’ha studiato: parliamo di cultura della memoria. Ne abbiamo una?
Martha Ebner: Noi, la mia generazione, abbiamo certamente una cultura della memoria. Ma ciò che conta è come siamo stati in grado di trasmetterla. Se la storia non è stata spiegata, o anche solo raccontata ai giovani, allora questo è un male.
Questo richiama immediatamente l’insegnante al dovere.
Leopold Steurer: In questo caso, mi sento interpellato come insegnante e come storico. Nel Sudtirolo dal 1945 fino alla fine degli anni ‘70, non è esistita una cultura della memoria degna di questo nome. Perché? Per via della cosiddetta Wehrmachtsgeneration, la generazione della Wehrmacht – termine coniato da Claus Gatterer – che ha in gran parte affrontato il proprio passato rimanendo in silenzio. Si parlava solo del fascismo italiano e delle sue atrocità. Le sofferenze del Sudtirolo sotto il fascismo giustificavano tutto. L’Autonomia era la riparazione. Nell’opinione pubblica sudtirolese non si parlava d’altro.
Per quanto tempo, secondo lei, non se ne è parlato?
Steurer: Per me, una data concreta è il 1979, quando venne pubblicato il libro su Joseph Mayr-Nusser “Keinen Eid auf diesen Führer” di Reinhold Iblacker. All’autore dava un fastidio pazzesco che l’argomento non venisse affrontato in Alto Adige. Il libro non è stato pubblicato da Athesia, ma da Tyrolia a Innsbruck, e l’autore è un gesuita di Monaco. Questo dice molto.
Parole dure. Cosa ne dice, signora Ebner?
Ebner: Beh, io sono della stessa opinione. La situazione nel 1945 era che l’84% dei sudtirolesi aveva optato, mentre i Dableiber erano una piccola minoranza. E si sono subito detti: cosa facciamo adesso? Erich Amonn e i suoi compagni di lotta, tra cui il canonico (Michael Gamper, “Onkele” di Martha Ebner – NdR), anche se non si trovava lì ma a Roma, dissero che non serviva a nulla, noi Dableiber dovevamo comportarci come se nulla fosse successo. Non possiamo contraccambiare gli Optanti per quello che ci hanno fatto. Altrimenti, non ci sarebbe stata l’Autonomia. Gli americani dicevano comunque che fossero tutti nazisti. Per questo hanno detto: dimentichiamo tutto e finiamola qui.